martedì 6 agosto 2013

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Rifiuti. Perchè esiste il problema. Cosa si può fare per risolverlo.

Associazione Marco Mascagna o.n.l.u.s.
I rifiuti
perché esiste un problema rifiuti
cosa si può fare per risolverlo.
Con il patrocinio e il contributo della Provincia di Napoli
Perché esiste un problema rifiuti
Il problema dei rifiuti in Italia e soprattutto in Campania ha assunto negli ultimi anni proporzioni tali da diventare drammatico, non solo dal punto di vista ecologico e sanitario ma anche delle tensioni sociale. In particolare le scelte fatte dal Commissariato Straordinario in Campania (istituito nel 1995 per risolvere “rapidamente” l’emergenza rifiuti) hanno dilapidato miliardi di euro aggravando il problema.
Si è scelto di puntare soprattutto su grandi inceneritori dove bruciare la gran parte dei rifiuti prodotti in Campania; si è affidato l’intero ciclo dei rifiuti ad una società (la FIBE del gruppo Impregillo, lo stesso che ha avuto affidata la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina) che ha operato pessimamente; con la motivazione dell’emergenza e dell’urgenza si sono sversati milioni di tonnellate di rifiuti in discariche reperite al di fuori di qualsiasi logica pianificatoria e che talvolta non avevano le dovute caratteristiche che ne garantiscono la sicurezza (anche perché il Commissariato può agire non rispettando molte delle normative esistenti); si sono assunti centinaia di lavoratori su base clientelare senza poi adibirli a nessun lavoro; non si è fatto niente per ridurre la produzione dei rifiuti e quasi niente per la raccolta differenziata (che secondo la legge doveva superare il 35% entro il 2006, mentre è ancora ferma al 7-8%); non si sono costruiti impianti di compostaggio per fare concime dai rifiuti organici e quei pochi costruiti non sono stati messi in grado di operare (alcuni non sono mai stati aperti); non ci si è guadagnata la fiducia delle popolazioni, che si sono così opposte a qualsiasi impianto, fosse esso “buono” o “cattivo”, e che hanno collaborato in maniera molto tiepida ai piccoli, e spesso maldestri, sistemi di raccolta differenziata, con la convinzione che “in una situazione allo sfascio come questa che senso ha preoccuparsi di fare la raccolta differenziata?”.
Sono in particolare inquietanti i seguenti fatti, sui quali sono in corso indagini giudiziarie per accertare le responsabilità:
- la FIBE ha vinto la gara per la costruzione dell’inceneritore di Acerra e la gestione dello smaltimento dei rifiuti sulla base del criterio dell’offerta più economica, malgrado la legge indichi che deve essere preminente il criterio della scelta delle tecnologie meno inquinanti: gli inceneritori proposti dalla FIBE sono di vecchia tecnologia e quindi particolarmente inquinanti;
- gli impianti che separano la frazione bruciabile dei rifiuti – il cdr (combustibile da rifiuto) – da quella organica e inerte, invece di produrre cdr, hanno prodotto milioni di ecoballe, che non presentano le caratteristiche del cdr e che – quindi – non possono essere bruciate e di cui non si sa bene che fare (in discarica non possono andare e bruciarle non si può, per cui dovrebbero essere ritrattate in un impianto di produzione del cdr con costi enormi ed esiti incerti). Inoltre la frazione organica non è a norma (perché non è “stabilizzata” come si deve) e quindi la sua collocazione in discarica determina problemi molto simili a quelli dello smaltimento dei rifiuti indifferenziati, come il cattivo odore e la formazione di percolato (il liquame tossico che si forma dai rifiuti).
- gli impianti di stoccaggio, quelli cioè dove sono raccolti in maniera non definitiva il cdr o rifiuti non putrescibili, hanno raccolto tali ecoballe, trasformandosi così in discariche, pur non avendo le caratteristiche che devono avere le discariche per minimizzare l’impatto ambientale e sanitario.
Queste sono le ragioni per cui per cui le strade sono così spesso invase dall’immondizia: semplicemente perché non è stato organizzato un sistema di riduzione, gestione e smaltimento dei rifiuti degno di questo nome (e rispettoso delle indicazioni di legge) e si è in perenne stato di emergenza (la qual cosa ovviamente favorisce sprechi, illegalità, infiltrazioni camorristiche ecc.). In questa situazione basta che la Magistratura, al fine di svolgere indagini giudiziarie o impedire reati, sequestri un impianto cdr o una discarica o un sito di stoccaggio e subito non si sa più dove mettere i rifiuti, che quindi rimangono per strada; basta che un qualsiasi impianto di smaltimento abbia un problema tecnico e i rifiuti destinati a quell’impianto rimangono per strada, mancando altri impianti disponibili ad accoglierli. Questa è anche la ragione per cui i cittadini campani pagano una tassa sui rifiuti molto più alta di quelli delle altre regioni. Infatti se i rifiuti sono raccolti in maniera differenziata e poi venduti ai consorzi per il riciclaggio, entrano soldi nelle casse comunali (oltre a godere di incentivi pubblici), se invece si conferiscono in discarica o ad un inceneritore si deve paga il gestore della discarica o dell’inceneritore. Inoltre, come abbiamo detto, questo sistema ha portato ad un enorme aumento della spesa (consulenze profumatamente pagate, centinaia di assunzioni clientelari ecc.)
I rifiuti sono pericolosi?
Può sembrare una domanda banale chiedere se i rifiuti sono pericolosi, ma non lo è affatto. Infatti non è facile rispondere a questa domanda, perché bisogna specificare: “pericolosi per chi?”, “quali rifiuti?”, “smaltiti come?”.
Per l’uomo e per l’ambiente sono pericolosi soprattutto i rifiuti industriali, perché molti di questi contengono sostanze chimiche ad azione tossica, cancerogena, teratogena (capace cioè di produrre anomalie nell’embrione e nel feto). Per tale motivo la legge definisce questi “rifiuti pericolosi”, stabilendo che devono essere smaltiti secondo particolari procedure per impedire o minimizzare il rischio di effetti negativi sull’uomo e sull’ambiente (alcuni devono essere distrutti con il calore, altri in siti con particolari requisiti, altri devono essere raffinati e riciclati ecc.). Alcuni rifiuti pericolosi sono presenti anche nelle nostre case: pile, farmaci scaduti, cartucce delle stampanti, vernici, solventi (es. acqua ragia, trielina) ecc. Una singola pila, per esempio, contiene circa un grammo di mercurio, quantità più che sufficiente per inquinare 1.000 litri di acqua. Per tali motivi questi rifiuti devono essere smaltiti con molta attenzione.
I rifiuti urbani (la spazzatura) possono essere pericolosi perché contengono sostanze putrescibili (la cosiddetta “frazione umida”, formata da residui di alimenti, carta ecc.), che possono favorire il proliferare di germi patogeni o dei cosiddetti “vettori di malattie”, cioè quegli animali, come scarafaggi, mosche, topi, ratti, ecc. che possono trasportare microbi patogeni, facendoli venire a contatto con l’uomo. Tale rischio, rispetto ad altri (es. la diossina prodotta dall’incendio dei cassonetti), non è così alto come comunemente si crede.
La frazione umida, decomponendosi, può dare anche origine ad un liquame ricco di composti tossici (il percolato) con possibilità di inquinamento del suolo, delle falde acquifere e dei corsi d’acqua. Per tale motivo le discariche di rifiuti devono essere costruite in siti idonei (argillosi o senza falde nelle vicinanze), devono avere uno o due strati di impermeabilizzazione e una rete di drenaggio con impianto di depurazione del percolato. La legge oggi vieta lo smaltimento in discarica della frazione umida.
La frazione secca dei rifiuti (plastiche, metalli, inerti) non è pericolosa per la salute, ma può esserlo per l’ambiente (es. le tartarughe marine possono morire mangiando le buste di plastica scambiate per meduse). Inoltre nei lunghi tempi di degradazione possono essere rilasciate nell’ambiente sostanze tossiche o cancerogene (es. metalli pesanti),con le quali poi l’uomo (oppure altri animali, piante, microrganismi) può venire a contatto.
La combustione dei rifiuti è pericolosa perché nei fumi sono rilasciate molte sostanze nocive, capaci di provocare e/o favorire il cancro, le malattie cardiovascolari (infarto, ictus ecc.), l’aborto, le malformazioni, le malattie genetiche, ecc.. Inoltre i fumi inquinano l’aria con danni agli ecosistemi, anche di tipo globale (effetto serra, piogge acide, buco dell’ozono ecc.).
Insomma i rifiuti non sono solo poco piacevoli a vedersi e causa di cattivi odori, essi, se non smaltiti correttamente, possono causare malattie anche gravi e creare danni seri all’ambiente. Anche per questo bisogna cercare di produrre la minore quantitá possibile di rifiuti.
Quanto tempo occorre perché la natura degradi i rifiuti
Fazzolettini di carta: 3 mesi
Sigarette con filtro: da 1 a 2 anni
Torsolo di mela: 3 mesi
Fiammiferi: 6 mesi
Giornali e riviste: se sminuzzati circa tre mesi, se accatastati più di 10 anni
Gomme da masticare: 5 anni
Lattine in alluminio per bibite: da 10 a 100 anni
Plastiche in genere: da 100 a 1000 anni
Polistirolo: oltre 1000 anni
Schede telefoniche, carte di credito e simili: oltre 1000 anni
Vetro: oltre 4000 anni
Lo smaltimento dei rifiuti
La parola smaltimento reca in sé l’idea che i rifiuti sono privi di valore e che quindi bisogna solo cercare di disfarsene nella maniera più sicura, più semplice, meno costosa. I principali sistemi di smaltimento sono le discariche e gli inceneritori.
Le discariche
La discarica tecnicamente non è altro che un enorme fosso ottenuto mediante escavazione di un suolo (preferibilmente argilloso e quindi impermeabile) dove si andranno a sversare i rifiuti fino al riempimento della stessa.
L’acqua piovana che passa attraverso i rifiuti trascina con sé sostanze organiche ed inorganiche dei rifiuti; la decomposizione della frazione organica produce anch’essa un liquido ricco di batteri. Tali liquami sono denominati complessivamente percolato. Questo, se la discarica non è costruita e gestita come si deve, può inquinare i corsi d’acqua o le falde acquifere. Le nuove discariche sono realizzate predisponendo uno strato (o anche due) impermeabile sul fondo ed un sistema di drenaggio del percolato, che viene raccolto ed inviato ad impianti per la depurazione.
Le discariche producono anche del biogas (prevalentemente formato da metano, anidride carbonica ecc.), che dovrebbe essere captato sia in fase di riempimento della discarica, sia dopo la sua dismissione. Questo biogas può essere utilizzato per produrre energia elettrica tramite la sua combustione.
Le discariche, quindi, sono dei veri e propri impianti per la degradazione e il confinamento definitivo dei rifiuti.
Tutt’altra cosa sono le discariche abusive, abbondanti nel nostro Paese e particolarmente in Campania. Queste non sono dotate di nessun sistema di impermeabilizzazione, captazione del percolato e del biogas e spesso sono situate in posti assolutamente non idonei a ospitare una discarica, per di più la maggioranza delle volte raccolgono anche rifiuti pericolosi, che dovrebbero essere smaltiti in tutt’altro modo.
Gli inceneritori
Gli inceneritori oggi vengono definiti “termovalorizzatori” perché i nuovi impianti sono progettati con l’obiettivo di produrre energia elettrica utilizzando il calore derivante dalla combustione dei rifiuti.
L’inceneritore comunica un’illusione: i rifiuti vi entrano e, come d’incanto, scompaiono. Purtroppo non è così: ne cambia solamente la composizione chimica e, al limite, lo stato fisico (gas, liquido, solido), perché in natura “nulla si crea e nulla si distrugge: tutto si trasforma”.
I rendimenti energetici e le emissioni dipendono dalla tipologia dell’impianto (forni a tamburo rotante, a griglia, a letto fluido, ecc.), dai rifiuti che vi si bruciano e dalla gestione dell’impianto. Le plastiche, la carta, il legno sono le sostanze che bruciano meglio, mentre la frazione umida brucia con difficoltà, quella inerte (sabbia, pietre, porcellana ecc.) non brucia e i metalli, fondendo, possono creare problemi all’impianto. Per tale motivo all’inceneritore deve andare solo il cosiddetto combustibile da rifiuto (cdr) che viene prodotto in impianti (detti impianti di deselezione o di produzione di cdr) che allontanano dai rifiuti le componenti non idonee all’incenerimento (residui alimentari, materiali inerti, metalli ecc.). Per avere una maggiore efficienza dell’impianto di deselezione si deve raccogliere in maniera differenziata il secco dall’umido e inviare all’impianto solo la frazione secca dei rifiuti.
Poiché le sostanze che bruciano meglio sono la plastica, la carta e il legno, che sono anche prodotti che possono essere convenientemente riciclati, si comprende come gli inceneritori finiscano per fare concorrenza al riciclaggio, più conveniente. anche dal punto di vista del recupero energetico. Infatti producendo la plastica dai prodotti plastici raccolti nelle campane, anziché dal petrolio, si risparmiano circa 10.000 calorie per ogni Kg di plastica prodotta, mentre bruciando 1 Kg di plastica in un inceneritore si produce meno della metà di energia.
Gli inceneritori producono vari tipi di rifiuti: fumo, ceneri, fanghi.
Il fumo di un inceneritore è formato da numerosissime sostanze (dipendendo dalla grande varietà di materiali che sono presenti nei rifiuti): le principali sono gli ossidi di carbonio (CO2 e CO), gli ossidi di azoto (NOx), gli ossidi di zolfo, i composti organici volatili (detti C.O.V., come il benzopirene, il benzene, idrocarburi ecc.), particelle (il particolato o polveri, che sono distinte in PM10 se di diametro inferiore a 10 micron, PM2,5 se di diametro inferiore a 2,5 micron), ossidi di metalli, ossidi di calcio e magnesio, metalli pesanti, diossine, furani, ecc.. Molte di queste sostanze sono pericolose per la salute poiché causano infiammazioni (ossidi di azoto e di zolfo ecc.), cancri (C.O.V., diossine, metalli pesanti ecc.), malformazioni (C.O.V., diossine ecc.), intossicazioni (CO, diossine, metalli ecc.). Le medesime sostanze hanno anche effetti negativi sugli ecosistemi, per esempio la CO2 è uno dei principali gas responsabile dell’effetto serra (bruciare una tonnellata di rifiuti produce 3 tonnellate di CO2), gli ossidi di azoto e di zolfo sono responsabili delle piogge acide ecc.
Le ceneri e i fanghi (questi ultimi originano soprattutto dai meccanismi di depurazione dei fumi) contengono anch’essi sostanze pericolose, per cui devono essere smaltiti in discariche di tipo speciale, oppure essere ulteriormente trattati per renderli meno pericolosi ed eventualmente utilizzabili (ovviamenteciò richiede consumo di energia). Bruciando una tonnellata di rifiuti si producono circa 300 Kg di ceneri, fanghi e altre scorie.
Le diossine
Il termine “diossina” indica una famiglia di composti chimici solubili nei grassi (nei quali quindi tendono ad accumularsi), cancerogeni e tossici anche a dosi infinitesimali, per cui la dose massima ammessa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è di 1,4 picogrammi per chilo di peso corporeo (1 picogrammo è 1 miliardesimo di milligrammo).
Simili alle diossine sono i furani.
Diossine e furani si formano durante i processi di combustione (tra 180° e 400° C). Queste temperature si raggiungono quando si bruciano i cassonetti o i cumuli di rifiuti. La temperatura degli inceneritori viene mantenuta sugli 800-900° C per minimizzare le quantità di diossina e furani prodotte. Ma non in tutte le zone dell’inceneritore la temperatura è così elevata, inoltre la presenza di rifiuti poco “bruciabili” o la cattiva gestione dell’impianto può far abbassare la temperatura, aumentando cosí la produzione di questi composti. Il territorio della provincia di Napoli e di Caserta è abbastanza inquinato da diossine, in gran parte provenienti dalla combustione dei cumuli di spazzatura e di rifiuti industriali smaltiti illegalmente dalla camorra.
La normativa europea prescrive che in ogni metro cubo di fumi emesso da un termovalorizzatore non ci possano essere più di 100 picogrammi di diossine. Fissare limiti alla concentrazione di diossina per metro cubo d’aria non ha gran senso. L’importante infatti non è la concentrazione per metro cubo di fumi ma la quantità totale che viene emessa (al giorno o per tonnellata di rifiuti bruciata) e soprattutto la quantità che si deposita a terra. La diossina, infatti, arriva all’uomo tramite gli alimenti. Come abbiamo detto essa si accumula nelle sostanze grasse: così dal terreno viene assorbita nelle piante e si accumula in queste, gli animali mangiano le piante e si accumula nelle loro parti grasse e l’uomo la ingerisce mangiando formaggi, carne, latte, uova, olio ecc. Lungo questo percorso la diossina può anche concentrarsi migliaia di volte. Per questo la normativa di altri Paesi (es. il Giappone) prescrive il quantitativo massimo di diossine emesse in un giorno oppure il quantitativo massimo di diossine rilasciate per Kg di rifiuti bruciati oppure il limite massimo di deposizione a terra. Se l’Italia adottasse la legislazione giapponese molti dei nostri termovalorizzatori sarebbero fuori norma.
È interessante notare che il limite di 100 picogrammi per metro cubo di fumi è stato stabilito dall’Unione Europea nel 1989 e che in quegli stessi anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità stabiliva una dose tollerabile di 10 picogrammi/Kg di peso corporeo. Poi ci sono stati vari studi che hanno dimostrato la tossicità e la cancerogenicità delle diossine anche a dosi più basse, cosicché l’OMS nel 1998 ha ridotto la dose tollerabile a 1,4 picogrammi/kg, ma l’UE ha mantenuto il limite di 100 picogrammi. Perché? Perché una riduzione dei limiti avrebbe determinato che molti degli inceneritori costruiti o in costruzione non avrebbero potuto più funzionare.
Cosa si dovrebbe fare
Per risolvere il problema dei rifiuti basterebbe applicare la legge quadro sui rifiuti (“decreto Ronchi”). Esso indica infatti che il problema dei rifiuti solidi deve essere affrontato con i seguenti principali interventi: 1) riduzione della produzione, 2) riuso, 3) riciclaggio, 4) altre forme di recupero di materia prima dai rifiuti. Tale legge dà un posto del tutto marginale all’incenerimento. Infatti viene precisato che “il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materia prima devono essere considerati preferibili rispetto” all’incenerimento con recupero di energia.
1) Ridurre i rifiuti
Ridurre la produzione dei rifiuti è la prima cosa da fare, sia a livello personale che politico. La normativa europea e nazionale lo indica come il primo degli obiettivi da raggiungere: malgrado ciò si è fatto pochissimo (come è dimostrato dall’aumento in peso e in volume dei rifiuti).
Molte aziende (in gran parte straniere) hanno compreso che produrre meno rifiuti spesso significa risparmiare molti soldi, perché generare meno rifiuti significa sia che il processo produttivo è più efficiente, sia che i costi di smaltimento dei rifiuti si riducono.
Stato e Regioni possono legiferare vietando o tassando gli imballaggi eccessivi, i vuoti a perdere, i prodotti usa e getta, i prodotti più difficili da smaltire ecc. Si possono anche dare incentivi a quelle imprese che rivedono i loro cicli produttivi per ridurre i rifiuti o che utilizzano il sistema dei contenitori a rendere o incentivare quegli esercizi commerciali che utilizzano metodologie di vendita alla spina (per bevande, detersivi ecc.) o prodotti sfusi.
I componenti dei rifiuti urbani
residui alimentari30%
carta e cartone23%
plastica 11%
vetro6%
stracci4%
potature4%
metalli3%
legno2%
inerti1%
sottovaglio *9%
altro 7%
* polveri e materiale sbriciolato di dimensioni inferiori ai 2 cm.
2) Fare la raccolta differenziata
La raccolta differenziata è il presupposto non solo del riciclaggio, ma anche della possibilità di smaltire i rifiuti negli inceneritori o in discarica: la frazione umida (residui alimentari e della potatura), infatti, non è combustibile ed è pericoloso smaltirla in discarica per via degli odori sgradevoli, del percolato, della moltiplicazione di insetti e animali.
Quindi non si può risolvere il problema rifiuti senza fare la raccolta differenziata. Non solo, ma più è completa e selettiva la raccolta differenziata e più i rifiuti, invece di essere un problema da risolvere con costi elevati e rischi per la salute e l’ambiente, diventano una risorsa che può fare guadagnare e, quindi, ridurre fin quasi allo zero la tassa sui rifiuti.
Per la raccolta differenziata si possono utilizzare:
- contenitori familiari (ogni famiglia ha i suoi contenitori per carta, umido, plastica, indifferenziato) e i rifiuti sono raccolti con il sistema porta a porta;
- contenitori condominiali (ogni palazzo ha i suoi contenitori per carta, umido, plastica, vetro e indifferenziato);
- campane e altri contenitori in strada;
- centri di conferimento (le cosiddette “isole ecologiche”), cioè posti nei quali si possono portare rifiuti pericolosi, oli, lampadine, apparecchi elettronici, mobili ecc., che vengono così stoccati per brevi periodi e quindi riciclati o opportunamente smaltiti.
I primi due sistemi presentano il vantaggio di consentire il pagamento della “tassa dei rifiuti” in proporzione al quantitativo di rifiuto indifferenziato consegnato e in maniera inversamente proporzionale al quantitativo di monomateriale raccolto. Anche per le isole ecologiche si possono prevedere dei “benefit” per chi consegna i rifiuti.
Le città che hanno adottato il sistema porta a porta e quello condominiale, integrato con le isole ecologiche, hanno raggiunto percentuali molto elevate di raccolta differenziata con buona selettività dei materiali.
3) Riciclare i rifiuti
Ogni tonnellata di carta raccolta in maniera differenziata e riciclata consente un risparmio di 14 alberi di alto fusto, circa 350 tonnellate di acqua e 250 Kg di petrolio. Ogni tonnellata di alluminio riciclato consente un risparmio di 4 tonnellate di bauxite (minerale da cui è ricavato l’alluminio e che è sempre più raro) e 4,8 tonnellate di petrolio. Ogni tonnellata di vetro riciclato fa risparmiare 200 Kg di petrolio, 700 Kg di sabbia, 150 Kg di soda, 150 Kg di dolomite. Questi pochi dati fanno comprendere che il riciclaggio è la maniera più conveniente di utilizzare i rifiuti, sia dal punto di vista economico, che energetico ed ambientale.
Tra i rifiuti che possono essere riciclati vi sono la carta e i cartoni, la plastica (PET, PVC, PE, ma non il polistirolo), l’alluminio (lattine, bombolette spray, fogli, vaschette per contenere alimenti), il ferro, il vetro, il cuoio, gli oli minerali e vegetali (che vengono purificati per poi essere riutilizzati come lubrificanti), il legno (mobili, cassette ecc. che sono sminuzzati per fare truciolato), i pneumatici, i toner (che possono essere ricaricati innumerevoli volte). Non possono essere riciclati invece la carta accoppiata con plastica o alluminio (buste di tetrapack, sacchetti per alimenti) e alcuni tipi di plastica (polistirolo, PP), che pertanto dovrebbero essere eliminati dal commercio o fortemente tassati. Tra l’altro già oggi esistono valide alternative a questi materiali, come il “polistirolo di patate”, meno costoso di quello indistruttibile derivato dal petrolio (ed è anche un brevetto italiano).
Anche le aziende dovrebbero riciclare di più, per cui sarebbe opportuno indirizzarle in tal senso con indicazioni, normative, tasse e incentivi. La Xerox Corporation, ad esempio, ricicla il 95% delle proprie fotocopiatrici, risparmiando ogni anno circa 80 milioni di dollari.
4) Il compostaggio
Il compostaggio è il processo che trasforma i rifiuti organici (cioè la frazione umida) in concime (detto “compost”) in presenza di aria (eventualmente arricchita di ossigeno). Il compost si presenta come un terriccio ricco di sostanze organiche ed in agricoltura ha vari effetti positivi: rende il terreno meno sciolto e quindi meno soggetto alla dispersione e al dilavamento, trattiene acqua, consentendo così irrigazioni meno frequenti, arricchisce il terreno in microorganismi e in materia organica, che può essere così trasformata gradualmente nei composti azotati, fosfatici e in altre sostanze indispensabili alle piante per crescere e fruttificare.
Quanto migliore è la qualità del rifiuto organico (ossia quanto maggiore è il suo grado di purezza) tanto migliore sarà il compost. Per questo la raccolta differenziata dell’umido è essenziale per produrre un buon compost., che è molto richiesto in agricoltura, mentre quello di scarsa qualità è meno richiesto e può essere utilizzato solo nei giardini e in florovivaistica. Il compost di qualità più scadente può essere utilizzato solo per la bonifica di cave e siti inquinati.
Il compost può essere prodotto anche a casa, utilizzando dei grossi vasi o dei contenitori ad hoc, dove si mette terra alternata a sottili strati di rifiuti, mantenendo il tutto sempre umido. Il tempo occorrente in questo caso va dai 3 mesi in estate agli 8 mesi nelle altre stagioni. Il tempo occorrente per la produzione industriale del compost da rifiuti è di circa 2-4 mesi.
5) Bonificare i siti inquinati
Lo smaltimento illegale di milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi e la cattiva gestione dei rifiuti solidi urbani ha determinato l’inquinamento di numerose aree della nostra Regione. Le sostanze inquinanti presenti in queste aree possono per vie lunghe e complesse arrivare fino nelle nostre case. Infatti esse possono essere assorbite dalle piante e concentrarsi a seconda della sostanza e della pianta nei frutti, nelle foglie, nelle radici e arrivare così, concentrati anche migliaia di volte, sulle nostre mense. Oppure le piante possono essere mangiate dagli animali e le sostanze inquinanti essere concentrate nella carne o nel latte degli animali e di nuovo arrivare sulle nostre mense. Oppure ancora tali sostanze possono arrivare ai corsi d’acqua o penetrare nelle falde idriche e di nuovo giungere a noi con l’acqua che usiamo per lavarci o bere. Per tali motivi è importante che i siti inquinati che presentano tali rischi siano individuati, posti sotto controllo (per impedire che vi si coltivino prodotti alimentari) ed eventualmente bonificati.
La strategia che abbiamo illustrato è quella in linea con le direttive nazionali ed europee ed è effettivamente seguita in altri Paesi: in Austria il 64% dei rifiuti è riciclato, il 23% va in discarica e solo il 13% viene bruciato (si sta anche pensando di chiudere il famoso inceneritore di Vienna); in Germania il 71% è riciclato, il 14% va in discarica e il 16% è incenerito (fonte: European Topic Centre on Resource and Waste Management 2005). Anche alcune regioni del Nord e centro Italia si stanno incamminando su questa strada: in Veneto, per esempio, la raccolta differenziata è intorno al 50% e solo l´8% dei rifiuti è incenerito. Vi sono poi città che riciclano la grande maggioranza dei rifiuti, perfino nella nostra Regione: a Montecorvino (11.000 abitanti), per esempio, si ricicla quasi l’80% dei rifiuti.
E’ necessario però che amministratori e cittadini si impegnno entrambi per raggiungere questo obiettivo. Purtroppo i nostri amministratori non hanno mai puntato sulla riduzione della produzione dei rifiuti, sulla raccolta differenziata e sul riciclaggio con la scusa che “Al Sud i cittadini non hanno senso civico”. E spesso i cittadini hanno avvalorato questo alibi pensando: “Che senso ha fare la raccolta differenziata in una situazione allo sfascio come la nostra?”. E’ necessario invece rompere questo circolo vizioso e che ciascuno venga messo di fronte alle sue responsabilità.
Per fortuna le associazioni ambientaliste, le associazioni degli agricoltori e numerosi altri soggetti sono riusciti a porre all’attenzione dell’opinione pubblica e della magistratura la gravissima situazione della Campania. Si è creato così un vasto movimento di protesta contro questo modo di gestire il problema rifiuti chiedendo il rispetto delle indicazioni della normativa sui rifiuti (ridurre, riusare, riciclare).
Cosa può fare ognuno di noi
  • Diffondere queste informazioni e discuterne con amici, parenti, colleghi.
  • Sostenere le organizzazioni ambientaliste che si battono per una gestione dei rifiuti basata su riduzione, riuso e riciclaggio.
  • Fare pressione su Comune, Provincia e Regione perché incentivi la riduzione, il riuso e il riciclaggio dei rifiuti.
  • Fare pressione su supermercati e altri esercizi commerciali perché riducano gli imballaggi e adottino sistemi di vendita “alla spina” (almeno per detersivi, saponi, shampo ecc.).
  • Fare pressione sul proprio datore di lavoro perché siano riciclati i rifiuti e perché nella mensa si utilizzino bevande alla spina, come avviene in molte aziende europee e del Nord Italia.
  • Fare scrupolosamente la raccolta differenziata.
  • Non comprare o comprare il meno possibile prodotti usa e getta o confezionati in imballaggi e contenitori di difficile smaltimento (polistirolo, propilene, tetrapack in accoppiata carta/plastica, carta/alluminio,ecc.).
  • Preferire i contenitori con il vuoto a rendere e i prodotti sfusi.
  • Non bere acqua in bottiglia ma solo acqua di rubinetto, che è anche più controllata dal punto di vista sanitario e molto più economica.
  • Comprare e preparare solo la quantità di cibo che sarà effettivamente mangiata (così si risparmiano anche centinaia di euro ogni anno).
  • Utilizzare batterie ricaricabili.
  • Comprare prodotti di migliore qualità e che durino più a lungo (il costo finisce per essere ripagato dalla maggiore durata).
  • Non farsi prendere dalla “malattia del comprare”: prima di ogni acquisto chiedersi “Ne ho proprio bisogno? Ne posso fare a meno? Quante volte lo utilizzerò?” e ricordarsi che non sono le merci che ci rendono felici ma gli amici, il tempo libero, una passeggiata ecc.: tutte cose che non costano niente e che non producono rifiuti.
a cura di
-Pio Russo Krauss: responsabile del Centro di Documentazione e Ricerca sull’Ambiente e la Salute ASL Napoli 1
-Alessandro Gatto: responsabile Settore Rifiuti WWF Campania
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Per richiedere lo studio in formato word scrivere a
cirobiondi@alice.it

6 Risposte a “Rifiuti. Perchè esiste il problema. Cosa si può fare per risolverlo.”

  1. doriana sarli Dice:
    Sono da anni interessata alla questione dei rifiuti ed è inutile dire da quanti anni e con che difficoltà faccio la raccolta differenziata.sono molto grata per questo chiarimento in poche parole sul ciclo di smaltimento dei rifiuti.lo diffonderò il più possibile
  2. fabio Dice:
    Ma perche non vogliono le discariche?
    noi a Torino possiamo e voi no?
  3. Nicoletta Cosi Dice:
    Volevo rallegrarmi con voi per il bellissimo articolo che certamente andrò ad includere con il vostro link ed i vori riferimenti, sul sito sopra indicato. Il linguaggio usato, la chiarezza dell’esposizione,l’importanza degli argomenti trattati sono degni di mera lode.
    Certamente se in talia la popolazione prendesse in considerazione la possibilità di considerare i rifiuti come un qualche cosa di loro proprietà e non come qualcosa di cui ci si deve liberare di nascosto ed iniziassero ad avere piena consapevolezza di quanto singolarmente producono in KG ,forse inizierebbero a capire che tanta spazzatura si potrebbe dimezare con l’ausilio della sola buona volontà .Sarebbe saggio iniziare a porsi una semplice domanda:
    cosa vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli/nipoti? Saremmo lieti se fosse possibile creare un rapporto di collaborazione con voi con il solo obiet
  4. luigi pisano Dice:
    volevo fare una domanda, probabilmente stupida… ma ho un vuoto! dove si puo smaltire il polistirolo e polistirene e poliuretano e materiale catramato? esistono discariche in italia? c’e un elenco?
  5. nicola Dice:
    salve,vorrei denunciare una ditta nella provincia di milano inquanto smaltisce sostanze tossiche altamente inquinanti nelle fogne come acidi(soda caustica),olii dismessi e altri materiali derivanti da essi.dove posso rivolgermi?attendo risposta grazie
  6. cirobiondi Dice:
    si rivolga alla polizia o ai carabinieri…

domenica 7 luglio 2013

7 lezioni sulla comunicazione da Marta Kagan

LEZIONE 1: Inizia con carta e matita.

Pensate all'ultima volta che avete preparato per una presentazione. Hai iniziato a delineare la storia si sarebbe dire su carta? Hai fatto poi gradualmente tessere in dati significativi, esempi e punti di supporto, in base a tale schema? Hai avuto un chiaro messaggio unificante che il pubblico avrebbe ricordato anche senza il beneficio di una trascrizione o appunti?
Le probabilità sono, avete risposto "no" a queste domande. Se siete come la maggior parte delle persone, probabilmente "preparato" aprendo PowerPoint la notte prima della presentazione, raffazzonare qualche decina di diapositive da mazzi voi oi vostri colleghi avete usato in passato, infarcendo in qualche foto, e contando sulla sua capacità di "ala" in persona.
 "La cosa più importante che puoi fare per migliorare notevolmente le vostre presentazioni è quello di avere una storia da raccontare prima di lavorare sul file PowerPoint ".
-Cliff Atkinson, Beyond Bullet Points
Più accattivante comunicatori conoscere meglio. Del mondo Loro attenzione, faticosamente piano, storyboard, sceneggiatura, disegno, e provare le loro presentazioni come un regista premio Oscar di Hollywood prepara il film per il grande schermo. Hanno visto l'impatto che una storia con cura artigianale può avere sulla influenzare un pubblico, e sanno che saltare questo primo passo fondamentale è quello che separa i comunicatori media da quelli straordinari.
Secondo Nancy Duarte , l'esperto di comunicazione alle spalle di Al Gore An Inconvenient Truth , presentatori dovrebbero dedicare circa 30 ore per la ricerca, l'organizzazione, schizzi, storyboard, script, e rivedere la storia per una presentazione di un'ora. (Più tardi, loro investono altre 30 ore per costruire le loro diapositive, e un finale 30 ore per provare la consegna.)

TAKEAWAY:

Non vendere te breve gettandosi a capofitto in software di presentazione. Prendetevi il tempo per mestiere pensieroso la tua storia su carta prima ancora di pensare a creare una singola diapositiva.

LEZIONE 2: raccontare la storia in 3 atti.

La maggior parte delle presentazioni seguono qualche variazione sul seguente formato:
  1. Chi sono 
  2. Quello che faccio (o quello che la mia azienda fa)
  3. Come il mio prodotto / azienda / idea è diversa
  4. Perché si dovrebbe comprare / investire / me sostenere la società
Il mondo più accattivante comunicatori in genere si basano su una struttura in tre atti , più comune in narrazione moderna che nelle sale conferenze aziendali. La narrazione è divisa in tre parti - il setup, il confronto, e la risoluzione - ed è completo di personaggi vividi, eroi e furfanti.
La tabella seguente fornisce una panoramica della struttura in tre atti e che domande critiche sono risposte per il pubblico in ciascuna:

Si noti che questa struttura si trasforma la presentazione tipico "flusso" sulla sua testa.
Invece di seguire un WHO> COSA> COME> PERCHE flusso, maestro comunicatori come Steve Jobs preferisce una PERCHE> COME> quale formato, perché riconoscono che laprima cosa che devono fare quando in piedi di fronte a un pubblico è portarli a cura .Così cominciano rispondendo a una domanda del tutto il pubblico è in silenzio chiedendo:"Perché dovrei preoccuparmi?"  
Da lì, si concentrano su di rispondere alla domanda: "Come sarà questo rendere la mia vita migliore?" E, infine, precisare che il "cosa", come in "Che azione devo fare adesso?"

TAKEAWAY:

Strutturando la presentazione con un inizio chiaro e convincente, metà e fine, ti prende il tuo pubblico in un viaggio emozionante ... il tipo che ispira l'azione, vende prodotti, e le imprese fondi.

LEZIONE # 3: una foto vale 1000 parole.

C'è un motivo per cui le espressioni come: "vedere per credere" e "Una foto vale 1000 parole" sono così universalmente riconosciuto -  e che la ragione si basa la scienza.
Si chiama Superiorità effetto dell'immagine , e si riferisce a un grande corpo di ricerca, il che dimostra che gli esseri umani più facilmente imparare e ricordare le informazioni che si presenta come immagini rispetto a quando la stessa informazione viene presentata in parole.
In un esperimento, per esempio, soggetti che sono stati presentati con informazioni oralmente potrebbe ricordare circa il 10% del contenuto di 72 ore più tardi. Coloro che sono stati presentati con le informazioni in formato immagine sono stati in grado di recuperare il 65% del contenuto.
Immagine Superiorità Effect
Non solo ci ricordiamo input visivo migliore, ma abbiamo anche elaborare le informazioni visive 60.000 x più veloce nel cervello di noi testo.
Quale delle seguenti hai fatto comprendere più veloce, per esempio?
visuals briscola testo
Certo, ci vuole più tempo per trovare e selezionare le immagini impressionanti di sostituire il testo, ma maestro comunicatori sa che ne vale la pena lo sforzo supplementare per ottenere il massimo impatto e la massima ritenzione pubblico.

TAKEAWAY:

Le immagini sono malvagi potenti . Usateli liberamente.

LEZIONE # 4: EMOZIONI attirare la nostra attenzione.

Praticamente ogni presentazione si basa su una qualche forma di dati per illustrare o sottolineare il punto centrale. Maestro comunicatori come Steve Jobs dati sfruttare abilmente - ma sanno anche che i dati da sola non basta.
Pensare in questo modo: Se i dati sono sufficienti per cambiare veramente il modo di pensare o di comportarsi, nessuno avrebbe fumare. La religione organizzata non avrebbe avuto seguaci. E chi, sano di mente avrebbe avuto rapporti sessuali non protetti con uno sconosciuto?
Chiaramente, gli esseri umani sono creature guidate da più di sola logica.
Scienza viene di nuovo in aiuto a spiegare come e perché questo è importante. Nel suo libro,Brain Rules , biologo molecolare John Medina ha questo da dire circa il ruolo delle emozioni nel cervello umano:
"Un evento carico di emozioni (di solito chiamato un ECS, abbreviazione di stimolo emozionalmente competente) è il tipo più elaborato di stimolo esterno mai misurato. Eventi emotivamente carico persistono più a lungo nei nostri ricordi e sono richiamate con maggiore precisione rispetto ricordi neutrali ". 
immagine cervello emozione ridimensionata 600
Chip e Dan Heath approfondire ulteriormente l'impatto che l'emozione può avere sulla comunicazione persuasiva nel loro libro, Made to Stick: Perché Alcune idee sopravvivono e altre muoiono . Gli autori descrivono un esercizio che Chip fa con i suoi studenti presso la Stanford University. Gli studenti hanno il compito di dare un discorso persuasivo di un minuto.Tutti devono presentare sullo stesso argomento, con la metà della classe discutendo per un certo punto di vista e l'altra metà per discutere il punto di vista opposto.
Dopo che tutti hanno dato il loro intervento di un minuto, gli studenti sono invitati a votare l'altro sulla efficacia delle presentazioni, e quindi istruiti a scrivere i punti chiave fatti da ciascun altoparlante.
Ecco i dati che hanno raccolto da questo esercizio:
  • In media, gli studenti hanno utilizzato 2,5 statistiche durante i loro interventi di un minuto
  • 1/10 degli studenti utilizzate una storia personale per rendere il loro punto
  • Il 63% della classe ricordava dettagli dai discorsi che usavano storie
  • Solo il 5% ricordate le statistiche che sono state condivise
Le Brughiere trassero questa conclusione dai dati:
"Le stelle di vischiosità sono gli studenti che hanno fatto il loro caso per raccontare storie, o toccando in emozione , o sottolineando un solo punto anziché dieci. "
Forse nessuno sottolinea più succintamente l'importanza di rendere il vostro pubblico sentire di premio Pulitzer autore Maya Angelou:
"La gente si dimentica quello che hai detto, la gente si dimentica quello che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire."

TAKEAWAY:

Assicurarsi che il contenuto della presentazione va oltre la pura "fatti". Triggering emozione pubblico è un modo garantito per aumentare la ritenzione e l'impatto del messaggio di base.

LEZIONE # 5: con un inglese fluente.

Quando Steve Jobs ha presentato al mondo l'iPod, avrebbe potuto dire qualcosa del genere: 
 "Oggi stiamo introducendo un nuovo lettore musicale portatile che pesa solo 6,5 once, è delle dimensioni di una scatola di sardine, e vanta capacità voluminosa, lunga durata della batteria, e la velocità di trasferimento alla velocità della luce."
Ma non lo fece. Invece, ha detto: "iPod. Mille canzoni in tasca ".
Jobs avrebbe potuto descritto il MacBook Air come un "più piccolo, più leggero MacBook Pro con un dimensioni generose da 13,3 pollici, 1280 -. dai 800-pixel, schermo a LED lucido e una tastiera full-size "
Invece, ha camminato sul palco con una busta manila ufficio di dimensioni, tirò fuori il taccuino e disse semplicemente: "Che cosa è MacBook Air? In una frase, è il notebook più sottile al mondo. "   

Diversamente dalla maggior parte dei suoi contemporanei, Jobs generalmente evitati statistiche complesse, dati tecnici, parole d'ordine , e il gergo nelle sue presentazioni. Invece, si è basato sulla semplice linguaggio chiaro, diretto, che era facile da capire, facile da ricordare, e meglio ancora, era estremamente Jobs frequentemente utilizzati metafore e analogie per portare significato ai numeri "tweetable." - Per esempio, quando ha descritto l'iPod come "mille canzoni in tasca" invece di "5 GB di memoria."
Uno sguardo più da vicino alcuni dei più famosi keynote Jobs 'si legge come una presentazione in "titoli" -  potenti e memorabili, le dichiarazioni specifiche che costantemente aggiungono fino a meno di 140 caratteri.
Ora date un'occhiata a uno dei tuoi recenti presentazioni. E 'capace di galleggiare con semplici specifici, titoli, tweetable? Non lo script leggere come l'inglese pianura che a 7 ​​anni potrebbe capire? Si fa a mettere i dati e le statistiche in un contesto così il loro significato è chiaro e facile da digerire? Avete spietatamente potato fuori tutte le gergo, compreso abusato, termini privi di significato come "integrato" piattaforma "," "leader-edge", "sinergia", e così via?

TAKEAWAY:

Se volete migliorare la vostra capacità di convincere un pubblico, fate del vostro meglio Steve Jobs impressione. usare un linguaggio semplice, privo di tecnicismi. Assicuratevi che i vostri messaggi chiave sono concrete e coerenti. E non dimenticate di usare metafore vivide o analogie per fornire il contesto e la chiarezza intorno grandi numeri e idee complesse. 

LEZIONE 6: meglio lasciar perdere gli elenchi puntati.

Questo può essere difficile da credere, ma Steve Jobs ha mai usato un unico punto di proiettile.Non una sola volta. Le sue presentazioni sono state sempre notevole ricambio, basandosi su alcune immagini potenti e parole o frasi accuratamente selezionati.
Anche durante le demo dei prodotti in cui Jobs spiega o dimostra vantaggi chiave di un nuovo prodotto, le sue diapositive sono piacevolmente priva di punti elenco. 

Come Seth Godin spiega in un 2007 di ebook chiamato Really Bad PowerPoint, "Il minuto si mette elenchi puntati sullo schermo, si annuncia 'scrivere questo in giù, ma in realtà non prestare attenzione ad ora.' Le persone non prendono appunti all'opera. "
Diritto di Seth. I ricercatori hanno dimostrato più e più volte che il testo e la pallottola punti sono il modo meno efficace per fornire informazioni importanti. Eppure, nonostante la chiara evidenza che verbosi, diapositive proiettile-punto-pesanti non funzionano, la diapositiva di PowerPoint media dispone di 40 parole. Nessuna meraviglia SlideRocket ha trovato che il 32% delle persone si addormentano durante le presentazioni PowerPoint, e il 20% preferirebbe andare al dentista che sedersi attraverso l'un l'altro!
Infatti: il cervello umano ha questa funzione chiamata "memoria a breve termine", che è fondamentalmente la capacità di elaborare e conservare una piccola quantità di informazioni allo stesso tempo. 
cervello
Pensate di memoria a breve termine, come il vostro cervello post-it. Come un post-it, che non ha la capacità enorme. In media, la nostra memoria a breve termine può tenere su meno di 7 elementi per non più di 10-15 secondi.
Quindi, immaginate che stai introducendo notebook più sottile al mondo. Sostituire l'elenco puntato delle caratteristiche del prodotto techie con una fotografia di una grande busta di manila ufficio.
O forse si sta cercando di ispirare un pubblico per aiutare la vostra fine senza scopo di lucro la crisi idrica? Salta l'elenco puntato di statistiche a favore di una breve, video potente che mostra invece che dice perché tutti nella stanza dovrebbe preoccuparsi.
La prossima volta che siete tentati di stipare una dozzina di fatti su un vetrino, ricordate a voi stessi dei Da Vinci Leonardo filosofia che Steve Jobs spesso citati:
"La semplicità è l'ultima sofisticazione".
Oppure prendere una pagina dal libro di Gary Vaynerchuk, e fosso le diapositive del tutto!

TAKEAWAY:

Pistole non uccidono le persone. Bullets fanno.

LEZIONE # 7: REHEARSE come un matto.

Come esperto di comunicazione Nancy Duarte ha sottolineato nella Lezione # 1, la creazione di una presentazione che informa, intrattiene, e ispira un pubblico prende un sacco di tempo. Le prime 30 ore saranno spesi ricerca, disegno, pianificazione, e rivedere la tua storia. Le prossime 30 ore saranno andare verso la costruzione di semplici diapositive, ad alto impatto visivo con pochissime parole e proiettili.
Le ultime 30 ore andranno verso le prove della consegna.
Quando è stata l'ultima volta che hai speso 30 ore le prove per una presentazione?
Di tutte le lezioni rivelato in precedenza, questo è senza dubbio il più spesso trascurato. Non essere la persona che fa tutto da manuale, solo per far saltare il tutto proprio alla fine, non avendo pratica. Molto.

TAKEAWAY:

30 ore di prove possono essere dolorose. E 'sicuramente tempo. Ma non ci sono scorciatoie per l'eccellenza.

A RIFLESSIONI FINALI pochi.

Il 28 settembre del 1997, Apple ha debuttato il suo ormai famoso "Think Different" campagna pubblicitaria, che ha caratterizzato una serie di immagini in bianco e nero di figure iconiche come Albert Einstein, Martin Luther King, e Amelia Earhart. Mentre le loro immagini riprodotte sullo schermo, le seguenti parole sono state pronunciate:
"Ecco per i pazzi. Il disadattati. I ribelli. I facinorosi. Il round pioli nel foro quadrato. Quelli che vedono le cose in modo diverso. Non sono appassionato di regole. E non hanno alcun rispetto per lo status quo. Potete citarli, essere in disaccordo con loro, glorificare o diffamare loro. L'unica cosa che non potete fare è ignorarli. Perché cambiano le cose. Spingono la razza umana in avanti. E mentre alcuni possono vederli come i pazzi, noi vediamo il genio.Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo fanno ".
L'obiettivo del "Think Different" campagna era quello di vendere i computer. Notate come la parola "computer" non sembra nemmeno una volta nello script.
Faccio notare questo come un ultimo pensiero, perché riassume un cruciale, notevole qualità condivisa dalla maggior parte dei più affascinanti comunicatori del mondo, tra cui Steve Jobs, Scott Harrison, e Gary Vaynerchuk. Possono avere selvaggiamente diversi stili di presentazione, ma tutti hanno questo in comune:
Essi non si limitano a fornire "informazioni"; che trasmettono significato -  e lo fanno con passione.
Essi non si limitano a dire alla gente "che cosa è", dipingono un quadro vivido di quello che potrebbe essere -  e poi si armano il loro pubblico con una tabella di marcia per arrivare lì.
Presentatori di fama mondiale come Jobs, Harrison, e Vaynerchuk non vendono computer, acqua pulita, o vino. Stanno vendendo il sogno di un domani migliore.
Applicando le 7 lezioni di cui sopra, forse si può, anche.
Crediti immagine: iphonsavior.com, Inc.com

e-learning


Steve Jobs (CEO Apple) ha sempre qualcosa da insegnare. Anche a chi progetta corsi e-learning.
Informare. Educare. Intrattenere. Sono le tre chiavi del successo planetario che riscuotono le presentazioni di Steve Jobs, e sono perfettamente applicabili al tuo lavoro di Instructional designer (e non solo).
Vediamo insieme come farne tesoro per crescere, creare valore ed innovazione.


1. Pianifica in analogico
Ogni corso e-learning che si rispetti ha tutti gli elementi di un grande evento cinematografico. C’è l’eroe, il cattivo, una buona grafica e un cast di supporto. E tu, come ogni regista che si rispetti, devi sviluppare una buona trama. Prima di passare al digitale e aprire PowerPoint, prendi carta e penna ed inizia a sviluppare uno storyboard. Individua i personaggi del tuo corso, fai impersonare al tuo studente un ruolo e abituati a raccontare una storia (The art of storytelling). Le slide non sono la storia, le slide sono ciò che ti serve per raccontarla. Non devi nemmeno dimenticare di mantenere alta l’attenzione del pubblico. La gente si annoia facilmente, intrattienila con dimostrazioni, scenari, audio e video.
2. Crea descrizioni “Twitter-friendly”
Steve Jobs identifica ogni nuovo prodotto con una breve frase-sentenza che cattura lo spettatore sul piano emotivo. Ad esempio, quando ha presentato il MacBook Air nel 2008, ha detto semplicemente: “The World’s thinnest notebook” (Il notebook più sottile al mondo). Poche parole, ma un concetto chiarissimo. Fai lo stesso con i titoli che assegni ai diversi moduli del tuo corso. Cattura l’attenzione del tuo studente con descrizioni brevi, ma che dicono tutto sul concetto che ti accingi a trasmettere. Prima di vedere i dettagli, il tuo studente deve vedere l’immagine nel suo complesso.
Esercitazione: ogni descrizione dei prodotti di Steve Jobs non supera i 140 caratteri, questo per far si che possa essere facilmente divulgata su Twitter. Sei in grado di trasmettere il contenuto del tuo corso in 140 caratteri? Provaci. Se non sei in grado di farlo, forse è il caso di tornare allo storyboard e di riprendere in mano carta e penna.
3. Introduci l’antagonista
Nel 1984 Steve Jobs ha tenuto una presentazione ai suoi commerciali in cui ha identificato la IBM come il nemico della Apple. “Le religioni e i grandi marchi hanno una cosa in comune: l’idea di sconfiggere un nemico comune” (Martin Lindstrom, Branding expert). Crea un nemico che consenta allo studente di schierarsi dalla tua parte. Dagli un obiettivo da conseguire.
Il nemico non deve necessariamente essere un competitor. Può benissimo essere rappresentato da un problema che richieda il ritrovamento di una soluzione. Crea quindi degli scenari in cui il tuo studente impersona un “eroe” che deve impegnarsi per raggiungere un obiettivo.
4. Concentrati sui benefici
I tuoi studenti si stanno chiedendo una cosa: perché dovrei mai frequentare questo corso?
Steve Jobs evidenzia tutti i benefici che stanno dietro un nuovo prodotto. E lo fa in maniera estremamente chiara. Come convincere il possessore di un iPhone a passare al modello successivo? “E’ due volte più veloce alla metà del prezzo”. Serve altro? Sui siti dei prodotti Apple compaiono liste come “I dieci motivi per cui amerai un Mac”. Non lasciare i tuoi studenti a chiedersi perché dovrebbero seguire il tuo corso. Dagli tu il motivo, e fallo subito e in modo chiaro.
Esercitazione: prova a scrivere dieci ragioni per cui gli studenti del tuo prossimo corso dovrebbero iscriversi ad esso.
5. La regola del tre
Dare ai tuoi studenti troppi input può causare la perdita di informazioni preziose. La memoria a breve termine è in grado di assimilare e fissare circa tre o quattro concetti alla volta. Prima di passare al successivo, bisogna creare un break. Steve Jobs sa che fornire tre elementi alla volta nelle sue presentazioni, rende di più che inserirne sei o otto. Così come uno scrittore di commedie sa che tre è meglio di quattro, o come un drammaturgo sa che tre è più drammatico di due.
Dividi quindi ogni area tematica principale del tuo corso in un numero conciso di moduli, e mantieni alta la soglia d’attenzione dei tuoi studenti.
6. Sogni, non prodotti
Quando Steve Jobs ha introdotto l’iPod nel 2001, ha detto che Apple nel suo piccolo stava cercando di rendere il Mondo un posto migliore. Laddove la maggior parte delle persone vedevano un semplice lettore musicale, Jobs vedeva un modo per migliorare la vita delle persone.
Quando parli del tuo corso, spiega al tuo studente che questo non solo gli consentirà di crescere (probabilmente) professionalmente, ma che gli darà anche dei benefici sotto altri punti di vista. Lavora ad esempio sui sentimenti di passione, emozione ed entusiasmo. Contestualizza il corso, arricchiscilo di una mission e rendilo appetibile al massimo.
7. Dai importanza alla comunicazione visiva
Il design delle presentazioni di Steve Jobs ha fatto storia. Non ci sono elenchi puntati nelle sue presentazioni. Lui punta tutto sulle immagini e sulle fotografie. La media delle parole presenti nelle slide PowerPoint di altri presentatori è di 40. Nelle slide di Jobs, farai fatica a trovarne più di 10.
Si tratta di una tecnica chiamata “Picture Superiority”, che si basa sulla perfetta combinazione di testo e immagini. Ci sono immagini che contengono mille parole. Sembra un luogo comune, ma devi imparare a fare di ciò il tuo maggiore stimolo, nel momento in cui ti appresti a disegnare una slide in PowerPoint.
Steve Jobs: “Be sophisticated. Keep it simple”. (Sii sofisticato. Rendilo semplice).
8. Dai un significato ai numeri
In ogni presentazione della Apple i numeri hanno grande importanza e sono inseriti nel contesto. Se i tuoi contenuti si prestano all’inserimento di statistiche che possono aiutarti a rendere un concetto più chiaro e comprensibile, usale. Usale anche in modo chiaro, però. Utilizzare i numeri non basta, bisogna anche contestualizzarli.
Ad esempio quando il governo degli Stati Uniti ha parlato di una cifra di 700 miliardi di Dollari, utilizzata per salvare l’economica, molte persone non ne hanno avuto piena contezza. Per aiutare a capire la quantità di denaro in oggetto, è stato detto che per raggiungere la cifra di 700 miliardi di Dollari, un uomo avrebbe dovuto spendere quotidianamente un milione di dollari sin dal giorno della nascita di Cristo.
Adesso si che la cifra fa impressione!
9. Usa un linguaggio semplice
Più parole facili usi, meglio raggiungi i tuoi ascoltatori. Steve Jobs usa un inglese comune, chiaro e diretto.
10. Crea suspance
Quando introduci un argomento importante, non presentarlo immediatamente. Crea una situazione intorno ad esso, inseriscilo in un contesto, disegna una storia. Far crescere l’attesa da parte dello studente e sorprenderlo con una presentazione efficace ti aiuterà certamente a catturare la sua attenzione ed a mantenerla elevata. Questa sorpresa consentirà allo studente anche di immagazzinare una maggiore quantità di informazioni, grazie ad una associazione mnemonica di input/stupore.

I contenuti di questo articolo sono ispirati dall’estratto del libro “The Presentation Secrets of Steve Jobs: How to Be Insanely Great in Front of Any Audience“.